RECENSIONE : RESET – L’alba dopo il lungo freddo di Claudio Secci. Watson Edizioni (2018)

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Cosa dovrebbe lasciarci la lettura di un libro? Con che moto dell’animo dovremmo riporlo sullo scaffale tra i libri già letti? E’ una di quelle domande che qualsiasi scrittore dovrebbe porsi quando mette la parola fine al suo lavoro e lo consegna a un editore per pubblicarlo.

Leggendo l’ultimo libro di Claudio Secci la prima cosa che ho notato è stata l’indiscussa maturazione di uno scrittore di talento che seguo ormai da anni e che ogni volta riesce a stupirmi per fantasia e costruzione geometrica delle sue storie. Ma andando avanti nella lettura, pagina dopo pagina, mi sono resa conto che Timothy Scott, avventuroso e coraggioso protagonista di mille vicissitudini, diventava sempre più familiare, quasi un amico, un fratello.

Capita nelle grandi storie che il lettore adotti il personaggio protagonista e con lui effettui quasi un tranfert emotivo. “RESET, l’alba dopo il lungo freddo” è una grande storia. Ha in sé tutti gli elementi di una grande storia.

Timothy diventando ognuno di noi diviene l’UOMO, l’essere umano che non vinto dalle ingiustizie, non vinto dalle avversità, non vinto dalle catastrofi riesce a trovare in sé stesso la forza e la ragione per combattere per la sua vita, per il suo futuro, per il futuro stesso di tutta l’umanità.

La trama è complessa e ricca di colpi di scena, l’espediente narrativo estremamente semplice: la caduta di un asteroide sulla superficie terrestre. Claudio Secci si è molto documentato appoggiandosi all’ Associazione Astrofili Segusini e si intuisce benissimo che sa di cosa sta parlando. Scientificamente tutto ciò che narra è possibile, umanamente tutto ciò che racconta è molto probabile. Si delinea così un romanzo che alla fantasia unisce lo studio sia scientifico sia psicologico. Ogni personaggio che Timothy incontra nel suo viaggio verso la sopravvivenza ha una sfumatura diversa, una caratteristica dell’uomo e delle sue paure. Il racconto è a tratti violento e molto crudo, a tratti invece diviene morbido ed empatico quasi. Ogni possibile reazione umana viene raccontata e vestita a diversi personaggi. Il rapporto con la paura, con la fame, con la solitudine, con il coraggio, con l’affetto, con l’umana pietas; tutto viene messo in gioco, tutto servito al lettore nel raffinatissimo menù di un libro che non lascia indifferenti.

Già dalle prime pagine Timothy diventa uno di noi, ci schieriamo con lui sia per l’ingiustizia patita sia per la rassegnazione a un destino davvero incredibile. Ma Timothy continua a essere uno di noi anche quando decide che vuole avere un’altra chance dalla vita, quando decide di lottare per la sua vita, quando entra in empatia con un lupo che lo accompagnerà per un tratto del suo lungo viaggio. Tifiamo per lui, ci riconosciamo in lui. Timothy è uno di noi. Timothy è tutti noi.

Il romanzo ha uno stile veloce e asciutto e pur nelle descrizioni ricche di particolari,fino quasi a sembrare di vedere delle istantanee, mantiene scorrevolezza e ritmo incalzante.

E giunti al finale, poco prima di chiudere la quarta di copertina e riporlo nello scaffale ecco che ci accorgiamo che la lettura di RESET ci ha resi più forti e consapevoli. Attraverso Timothy abbiamo capito di che pasta è fatto il genere umano e attraverso Timothy ci siamo scoperti migliori di ciò che pensavamo di essere.

RESET è un libro da leggere d’un fiato, da riporre, e poi leggere nuovamente. Passata la suspense ci regala tanto altro, proprio come fa una grande storia.

Maria Elisa Muglia

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Titolo: RESET – L’alba dopo il lungo freddo

Autore: Claudio Secci

Editore: Watson Edizioni

Collana: Andromeda

Pagine: 242

EAN: 9788887224207

Copertina di Andrea Gatti

Prezzo: Euro 15

http://watsonedizioni.it/prodotto/reset-lalba-lungo-freddo-claudio-secci/

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A piedi nudi

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L’adolescenza è un periodo difficile, un periodo di grandi cambiamenti, un periodo in cui si cercano certezze e punti di riferimento. Gisèle, la protagonista di questo ultimo lavoro di Claudio Secci è un’adolescente difficile. Un’adolescente che si affaccia all’età adulta avendo già sulle spalle il peso di una vita che con lei non è stata tenera. Chiusa nel suo mutismo Gisèle sembra rifiutare ciò che ha intorno, sembra rifiutare sia il passato che il futuro. Una madre suicida, la morte del padre per un malore mentre era in macchina con lei. Fardelli enormi per spalle ancora tanto giovani. La ragazza reagisce chiudendosi in un mutismo disperato e mantenendo il contatto con la realtà grazie ai suoi piedi nudi a contatto con la terra. Un bisogno di concretezza. Un bisogno di attingere alla vita in un modo personale e fuori da consueti schemi. Fuori da ogni convenzione come lei stessa si sente fuori dalla routine normale degli altri adolescenti della sua età.

Gisèle vive la sua solitudine e la sua ribellione in un ambiente protetto che si rivela carico di pericoli. Il lavoro di Secci ben delinea questa figura fragile e volitiva, spaventata eppure coraggiosa. E la innalza a protagonista assoluta di un romanzo che si rivela un thriller carico di suspense e colpi di scena. Una ragazza con una sensibilità non comune, una ragazza curiosa che si troverà al centro di un fitto mistero che le aprirà un nuovo orizzonte rispetto alla sua stessa vita.

Fin qui, a grandi linee, il soggetto. Ma il lavoro di Secci è molto, molto di più. Non si limita a raccontare una storia, seppur magistralmente. Va oltre. Delinea un carattere, un mondo, un’età. Non anagrafica ma interiore. Gisèle è sì un’adolescente ma è quella parte irrisolta di noi, quell’oscuro angolo pieno di incertezze e di paure. Ed è anche il coraggio di superarsi, di andare avanti, di correre “pericoli”.

Con una scrittura fluida e adeguata a personaggi e situazioni, Secci ci pone davanti a un “noi stessi” che forse troppe volte mortifichiamo in un oblio da sopravvivenza, per poi riapparire quando non siamo più tanto forti, tanto temerari, tanto puri da poter affrontare inadeguatezze e paure.

Una lettura “tutta d’un fiato”  a primo impatto, ma che consiglio vivamente di ripetere una seconda volta  per scoprire metafore, simboli, assonanze e il senso nascosto della nostra umanità piena di dubbi e di paure ma anche in grado di superare coraggiosamente i propri limiti.

Maria Elisa Muglia

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La matita nel cassetto

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Quanti di noi hanno scritto qualcosa. Delle poesie, un racconto, una storia. Quanti hanno trovato nello scrivere la consolazione ad un dolore, lo sfogo in un momento difficile.

La scrittura si sa ha un potente carattere taumaturgico. Che siano brevi versi o piccole storie, che sia il racconto  fatto alle pagine di un diario o una lettera scritta ad un amico, scrivere solleva e dà conforto.

E oggi, anche se la tecnologia ha preso sempre più campo ed è sempre più difficile trovare chi affida i propri pensieri alla carta bianca, scrivere non ha smesso di mantenere il suo carattere unico ed irripetibile di grande consolatore.

Email, stati sui social, note sul tablet…. la penna sostituita dalla tastiera, la carta da uno schermo, il pensiero da nulla.

Io sono un’inguaribile romantica e affido ancora i miei pensieri a carta e matita. Rigorosamente matita. Fatta di legno e grafite.
b06481b9385313e958a311c212b3b9ec--colors-of-the-rainbow-coloured-pencilsColorate o in bianco e nero, tra le mani inesperte dei bambini pasticcioni o in quelle abilissime degli artisti,  contrassegnate con la lettera H o HB e da un numero secondo la durezza o la morbidezza del loro tratto, le matite sono simbolo di semplicità, pur non essendo tanto impegnative perché ciò che scrivono si può cancellare, ricalcare, trasformare una, dieci, cento volte.

Pochi oggetti sanno regalare emozioni paragonabili allo scorrere di una matita ben appuntita su un foglio di carta, una sensazione che comincia già dal profumo che quel pezzo di legno, di cedro rosso o di ontano, di ginepro o di tiglio, più o meno grezzo, riesce ad emanare. Lo hanno sempre saputo i maestri dell’arte di tutti i tempi, da Leonardo a Tiziano, da Caravaggio a Raffaello, che con un sottile tratto di grafite hanno disegnato schizzi, bozzetti, disegni preparatori memorabili. Lo hanno confermato i più famosi vignettisti e cartoonist, da Forattini ad Altan, da Crepax a Pratt che proprio in punta di matita hanno firmato le loro strip più ironiche o satiriche ma anche le storiche avventure dei personaggi da fumetto. Lo hanno dimostrato anche i più celebri sarti dell’haute couture che con un semplice tratto da sempre danno forma a guizzi, a mode, a sogni di bellezza disegnando silhouette da passerella proprio con un rapido schizzo.
1zntrv5-999x618A dare il nome di matita ci pensarono i latini che però con il termine «lapis haematitas», pietra di ematite, intendevano i pezzi di ossido di ferro con il quale gli antichi incidevano le rocce, mentre a denominare il minerale che forma la mina al suo interno, la grafite, fu il chimico e farmacista tedesco Carl Wilhelm Scheele: per battezzarla scelse un termine che richiamasse il più possibile la parola greca che significa scrittura. La prima matita vera e propria, la più antica del mondo, realizzata in legno di tiglio, fu scoperta all’incirca un secolo fa durante i lavori di restauro di una vecchia casa situata nella regione tedesca Swabian, sorprendentemente immobile sopra la trave del tetto, probabilmente dimenticata da un carpentiere durante la costruzione della casa, risalente al 1630, e rimasta poi nascosta lì per secoli.
A creare invece il primo esemplare da esportazione, che attraversò i secoli e i confini per la sua rigorosa bellezza fu nel 1905 il conte tedesco Alexander von Faber-Castell, capostipite di uno dei marchi più celebri per chi ama lo scricchiolio della grafite sulla carta, che decise di darle una forma esagonale per impedire che rotolando il lapis scivolasse dal tavolo. Da allora la sua Castell 9000, con l’inconfondibile fusto verde e la scritta dorata, è stata impugnata da celebri personaggi: con questa matita Joseph Beuys ha creato i suoi graffiti concettuali, Federico Fellini ha tracciato i suoi disegni ironici femminili ed extrasize e Carlo Rambaldi ha inventato l’intramontabile extraterrestre E.T.

Eppure nonostante l’aspetto ruvido e un po’ antiquato, reso più accattivante da lucidature multicolor o da forme certamente più sinuose di tanto tempo fa, le matite riescono anche a tratteggiare frivolezze, per esempio il trucco delle signore: morbide o dure, a stilo o sotto forma di eyeliner aiutano a delineare meglio il maquillage, a rendere più intenso lo sguardo e più seducenti le labbra, a modellare meglio il volto, in mille differenti colori.
Matite che sanno lasciare il segno, oggi come tanto tempo fa. Non per sempre, però, e questo è un bel vantaggio rispetto a penne e pennarelli dell’ultima generazione. Basta una passata di gomma per cancellare pensieri compromettenti, schizzi senza valore, idee mal riuscite, brutte copie senza un futuro raccontate proprio dai lapis. Basta rifare loro la punta per ricominciare a graffiare i fogli in cerca di un’ispirazione forse precaria, ma quasi sempre poetica, fino a quando le matite, consunte per l’uso, sembrano dissolversi e scomparire nel nulla. Sicuramente meno ingombranti e meno invadenti di tutte le altre diavolerie di scrittura elettronica.

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Anche Paulo Coelho ha subìto il fascino della matita, alla quale ha dedicato una storia contenuta nel libro “Sono come il fiume che scorre”.

 

 

Il bambino guardava la nonna che stava scrivendo la lettera. A un certo punto, le domandò: “Stai scrivendo una storia che è capitata a noi? E che magari parla di me?”
La nonna interruppe la scrittura, sorrise e disse al nipote:
“È vero, sto scrivendo qualcosa di te. Tuttavia, più importante delle parole, è la matita con la quale scrivo. Vorrei che la usassi tu, quando sarai cresciuto.”
Incuriosito, il bimbo guardò la matita, senza trovarvi alcunché di speciale.
“Ma è uguale a tutte le altre matite che ho visto nella mia vita!”
“Dipende tutto dal modo in cui guardi le cose. Questa matita possiede cinque qualità: se riuscirai a trasporle nell’esistenza sarai sempre una persona in pace col mondo.
Prima qualità: puoi fare grandi cose, ma non devi mai dimenticare che esiste una Mano che guida i tuoi passi. ‘Dio’: ecco come chiamiamo questa mano! Egli deve condurti sempre verso la Sua volontà.
Seconda qualità, di tanto in tanto, devo interrompere la scrittura e usare il temperino. È un’azione che provoca una certa sofferenza alla matita ma, alla fine, essa risulta più appuntita. Ecco perché devi imparare a sopportare alcuni dolori: ti faranno diventare un uomo migliore.
Terza qualità: il tratto della matita ci permette di usare una gomma per cancellare ciò che è sbagliato. Correggere un’azione o un comportamento non è necessariamente qualcosa di negativo: anzi, è importante per riuscire a mantenere la retta via della giustizia.
Quarta qualità: ciò che è realmente importante nella matita non è il legno o la sua forma esteriore, bensì la grafite della mina racchiusa in essa. Dunque, presta sempre attenzione a quello che accade dentro te.
Ecco la quinta qualità della matita: essa lascia sempre un segno. Allo stesso modo, tutto ciò che farai nella vita lascerà una traccia: di conseguenza impegnati per avere piena coscienza di ogni tua azione.”

[Paulo Coelho, da Sono come il fiume che scorre, 2006]

 

Il Ghost Writer

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Il ghostwriter (in inglese «scrittore fantasma») o scrittore ombra è un autore professionista pagato per scrivere libri, articoli, storie e pubblicazioni scientifiche  ufficialmente attribuiti a un’altra persona.

Ghost Writer in Italia: La questione riguardante il diritto d’autore italiano e il fenomeno del ghostwriting è molto complessa. Il ghostwriting è una forma di “plagio autorizzato“: il committente si appropria della paternità dell’opera senza esserne l’autore originale grazie ad un patto che viene concordato tra le due parti. Lo scrittore ombra accetta una somma di denaro in cambio del suo lavoro e del suo silenzio e permette al committente di far liberamente uso dell’opera. Più precisamente “essendo titolare del copyright, il committente è l’unico proprietario dei diritti d’autore. Suoi, pertanto, sono gli eventuali guadagni derivanti dalla pubblicazione dell’opera, dalla vendita della sceneggiatura e da quant’altro connesso alla paternità del lavoro. Lo scrittore ombra non ha nulla a pretendere, come da specifica clausola contrattuale

Ghost Writer nel mondo: Gli scrittori ombra spendono spesso mesi o interi anni nella ricerca, nella scrittura e nel montaggio di lavori per un cliente e vengono pagati in diverse maniere: per pagina, con un forfettario, con una percentuale delle royalties delle vendite o con una combinazione di questi. Farsi scrivere un articolo può costare 4 dollari per parola o più, in base alla complessità dell’articolo. L’agente letterario Madeline Morel afferma che la media degli anticipi richiesti dai ghostwriter per un lavoro varia “tra 30.000$ e 100.000$” Secondo la Ghostwriters Inc, un’azienda di ghostwriting professionale, questa parcella fissa è solitamente vicina a una media che va da 12.000$ a 28.000$ per libro. Assumendo il ghostwriter per questi prezzi fissi, i clienti tengono per sé tutte le royalities post-pubblicazione e i profitti.

In Canada, la Writer’s Union (un’associazione di scrittori) ha stabilito un tariffario minimo per il ghostwriting. Il pagamento minimo per un libro di 200-300 pagine è di 25.000$, pagati a vari stadi della bozza del libro. Le tariffe per la ricerca sono un extra, al di fuori di questo minimo.In Germania, la tariffa media per un servizio di scrittura ombra confidenziale è di circa 100$ per pagina.

In Italia siamo ben lontani sia da queste cifre sia da un minimo di regolamentazione.  E’ comunque buona norma. se cercate un ghost writer, affidarsi a professionisti con P. Iva e pretendere contratti chiari dove sia messa in evidenza la “clausola di riservatezza”.

E adesso un piccolo promo….  in fondo è anche il mio lavoro

Cosa è un ghost writer

 

 

L’arte di Cristina Castellani

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1452023_457786224326705_1816476452_nCristina Castellani, nata a Roma,risiede ed opera nel proprio studio, a Nettuno,sul mare. Pittrice surrealista onirica si e’ formata alla scuola delle arti ornamentali di via S. Giacomo in Roma.

Ha partecipato a mostre collettive  e varie personali  ricevendo successi di critica, pubblico e vendite. Sue opere si trovano in collezioni private e straniere.

Mi emoziona l’opera di Cristina, mi emozionano i colori, la luce dei suoi quadri, le sue visioni. Vedere una sua opera è viaggiare in mondi sconosciuti, mondi dell’anima, mondi delle emozioni.

Nei suoi lavori c’è qualcosa di estremamente affascinante, qualcosa che cattura, che lascia il segno. Sono immagini che ti entrano dentro e che rimangono lì, quasi a farti compagnia, quasi a non farti più sentire solo.

Conoscendo Cristina ci si accorge che lei è come i suoi quadri: una esplosione di colori. E’ vitale, entusiasta e matta, completamente matta, di quella follia tipica degli artisti.

Scrive anche poesie, Cristina, poesie che richiamano i suoi quadri…

DI FRONTE AL MARE

Dolce silenzio

musicato solo

dal contrasto del vento sulle onde…

Porti con te il mio vagare

nel tuo movimento costante.

L’infinità mi assorbe.

Ed io

odo l’armonia

della tua grandiosità!

Che dire?!  A me Cristina piace.

 

 

COSi’ NON VALE

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La diffusione globale del gioco d’azzardo trova conferma nella stessa etimologia della parola “azzardo” che deriva dal francese “hasard” , una parola a sua volta di origine araba e derivante dal termine “az-zahr” che designava il “dado”, uno dei più antichi oggetti a cui si lega la tradizione del gioco sociale di scommessa.

L’azzardo legale produce un giro d’affari da ottantotto miliardi di euro e lo scorso anno ha portato nelle casse del Tesoro 8,8 miliardi. Un’entrata garantita dai gesti compulsivi di milioni di italiani (900mila dei quali clinicamente malati), che nel 2015 hanno versato 25 miliardi in slot machine, 22 miliardi in videolottery, 1 miliardo in scommesse virtuali, 1,5 miliardi nelle sale Bingo, 12,5 miliardi in «giochi di carte non a torneo» (in gran parte poker on line) e 7 miliardi al Lotto.

Questi sono solo dati. Freddi dati che danno l’esatta misura dell’enormità del problema.

Ma dietro i dati ci sono le persone. “COSI’ NON VALE” (Ed. della Goccia)  il nuovo libro di Claudio Secci scritto in collaborazione con la psicoterapeuta Eva Mazzupappa, pur essendo impeccabile dal punto di vista saggistico, ci ricorda proprio questo.
Sono le persone le vittime di questa follia. Sono donne e uomini, giovani e anziani, senza distinzioni territoriali o sociali.

L’interessante mix tra racconti (tre quelli di Claudio Secci) e interventi scientifici della dott.ssa Mazzupappa, fanno di questo libro un testo unico nel panorama saggistico che si occupa di questo problema.

Ma andiamo con ordine.

Claudio Secci. prolifico scrittore di talento, non è nuovo ad esperienze che coniugano letteratura e problemi sociali. Già lo scorso anno, con il libro “Dammi la Mano” aveva affrontato i temi del bullismo, in maniera chiara ed efficace.
Questa volta, attraverso tre racconti, riesce a entrare in empatia con lo spirito del giocatore d’azzardo complusivo e ce ne trasmette dei ritratti teneri e malinconici. Storie di vite spezzzate, di famiglie distrutte, di persone, appunto, che hanno buttato via la loro vita inseguendo il sogno di “dominare il caso”.
I personaggi dei racconti di Secci, di cui due sono donne, esprimono tutta la loro fragilità, tutto il loro bisogno di affermazione, e soprattutto, portano sulle loro spalle il peso di un giudizio sociale che spesso non si ferma a guardare oltre la superficie. Che sia una slot, una roulette o un semplice gratta e vinci il finale è sempre lo stesso. Si entra in un tunnel del quale non si riesce a vedere l’uscita e pur avendo la consapevolezza che si sta precipitando, si continua nella speranza che improvvisamente tutto cambi.
C’è sempre la speranza nei racconti di Claudio Secci però. La speranza di riuscire a “vincere” la mano più importante, quella in cui i personaggi riusciranno a riappropriarsi di se stessi e della propria vita.

Accanto a questi racconti gli interventi esplicativi della Dott. ssa Mazzupappa permettono al lettore non solo di capire profondamente i disagi dei personaggi dei racconti, ma anche di analizzare la propria situazione rispetto al gioco.

Il linguaggio è chiaro e immediatamente comprensibile. E il libro si legge d’un fiato.

Senza dubbio una lettura consigliata. Ai giovani, ma non solo. A chiunque abbia il dubbio che un familiare o un amico sia entrato in questo circolo vizioso. Il libro non sarà terapia ma aiuterà chi lo legge a capire più profondamente le dinamiche di una dipendenza che è stata definita “l’eroina del terzo millennio”.

SEDICI TIPI DI SCRITTORI

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Voglio proporvi un interessante articolo trovato in rete (fonte Sul Romanzo) che in maniera molto precisa tende ad individuare le categorie di scrittori. Devo ammettere che le trovo forse un po’ rigide perché sono fermamente convinta che chi scrive possa adeguare e adattare lo stile alla storia. Ma in linea generale sono interessanti, soprattutto per la corrispondenza tra lo stile usato e la tipologia di testo.

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Che tipo di scrittore sei? Chissà quanto volte ti è stata fatta questa domanda (o te la sei fatta tu stesso), ma sei riuscito a dare una risposta precisa e immediata? Forse starai pensando che è molto difficile.

Ebbene, ti sorprenderà scoprire che esistono ben 16 categorie di scrittori delineati sulla base dello stile di scrittura, seguendo il modello degli indicatori di personalità di Myers-Briggs.

Prima di entrare nel merito delle categorie per definire che tipo di scrittore sei, ecco gli indicatori di base:

E e A = Dialogo espressivo vs. Dialogo asciutto

B e D = Descrizioni brevi vs. Descrizioni dettagliate

C e S = Prosa complessa vs. Prosa semplice

L e V = Ritmo lento e Ritmo veloce
1. EBCL

Dialoghi espressivi. Descrizioni brevi. Prosa complessa. Ritmo lento. Più comune nella narrativa a carattere sportivo e ricreativo, militare e storico.

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2. EDCL

Dialoghi espressivi. Descrizioni dettagliate. Prosa complessa. Ritmo lento. Più comune in narrativa a carattere militare, storico e biografico.

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3. ADCL

Dialogo asciutto. Descrizioni dettagliate. Prosa complessa. Ritmo lento. Più comune in libri che hanno a che fare con la cucina, salute, benessere e scienze.

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4. ABCL

Dialogo asciutto. Descrizioni brevi. Prosa complessa. Ritmo lento. Più comune nei settori relativi al mondo del business e dell’economia, dell’istruzione e del self-help.

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5. EBSL

Dialoghi espressivi. Descrizioni brevi. Prosa scarna. Ritmo lento. Più comune nella science fiction, nel mistery e nella narrativa per i ragazzi.

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6. EDSL

Dialoghi espressivi. Descrizioni dettagliate. Prosa scarna. Ritmo lento. Molto comune nel fantasy, nella science fiction e nella narrativa per ragazzi.

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7. ADSL

Dialogo asciutto. Descrizioni dettagliate. Prosa scarna. Ritmo lento. Comunque nella narrativa umoristica, nei libri di cucina e nella saggistica per ragazzi.

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8. ABSL

Dialogo asciutto. Descrizioni brevi. Prosa scarna. Ritmo lento. Più comune in testi che riguardano le arti performative, la religione e il self-help.

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9. EBSV

Dialoghi espressivi. Descrizioni brevi. Prosa scarna. Ritmo veloce. Più comuni nel fantasy e nel mistery.

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10. EDSV

Dialoghi espressivi. Descrizioni dettagliate. Prosa scarna. Ritmo veloce. Più comuni nel miystery, thriller e romance.

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11. ADSV

Dialogo asciutto. Descrizioni dettagliate. Prosa scarna. Ritmo veloce. Più comuni nei romance, nella narrativa erotica e nella narrativa letteraria.

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12. ABEV

Dialogo asciutto. Descrizioni brevi. Prosa essenziale. Ritmo veloce. Più comune nella narrativa e nella saggistica per ragazzi e nella narrativa letteraria.

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13. EBCV

Dialoghi espressivi. Descrizioni brevi. Prosa complessa. Ritmo veloce. Più comuni nella narrativa storica e di stampo militare.

14. EDCV

Dialoghi espressivi. Descrizioni dettagliate. Prosa complessa. Ritmo veloce. Più comuni nei romanzi d’avventura, nella science fiction e nel fantasy.

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15. ADCV

Dialogo asciutto. Descrizioni dettagliate. Prosa complessa. Ritmo veloce. Più comune nella narrativa letteraria, nelle biografie e nel crime.

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16. ABCV

Dialogo asciutto. Descrizioni brevi. Prosa complessa. Ritmo veloce. Più comune nei romanzi storici, e nella narrativa letteraria.
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Può darsi che in qualcuna di queste categorie vi siate riconosciuti. Sarebbe divertente sperimentare un mix degli stili. Perché non provare?