Parliamo di poesia – intervista di Tiziana Cazziero a Maria Elisa Muglia

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Di seguito un estratto dell’intervista

D. Salve Maria Elisa Muglia, ben venuta. Cominciamo subito col parlare della poesia, come nasce? Qual è l’input che spinge un poeta a trascrivere i suoi versi?

Risposta

É un momento. Il pensiero si forma e la penna scrive. Non è importante il supporto. Mi capita di fissare il pensiero su foglietti di carta, sul cellulare, sugli scontrini del supermercato. Quando arriva quell’intuizione, quell’emozione, la fisso. Poi, successivamente rileggendola con calma, è come se tutto lo svolgimento del pensiero fosse già contenuto in quell’unica frase o in quell’unica parola. Scrivo sempre. E il 90% di ciò che scrivo lo butto via. Non sono mai contenta. Molte delle poesie raccolte in questo libro, per esempio, sono state salvate da un amico a cui sono piaciute avendole lette per caso.

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D. Il tuo libro “La Bella, la noia e il padreterno” un titolo particolare, ti va di spiegarlo ai nostri lettori?

Risposta

Il titolo è nato l’estate scorsa parlando con una persona che aveva appena letto alcune delle poesie contenute nel libro. La bella, voleva riferirsi alla poesia, credo, perché fu suggerito. La noia fu il passo successivo. E il padreterno …. questo è più difficile da spiegare e attiene ad un concetto di infinito e generale. Padreterno come l’emozione, come il sentimento, come l’arte. Padreterno come amore, amore in generale intendo, passione per qualsiasi cosa riesca a sconvolgere i sensi e la mente. Non necessariamente amore nell’accezione romantica del termine.

D. La quarta di copertina descrive il libro come un testo biografico, puoi spiegarci il perché?

Risposta

Credo che chiunque scriva racconti di se stesso. É una necessità di comunicazione senza fine. Chi scrive è ingordo e vorace di parole. Ci si racconta, ci si analizza, ci si mette in discussione. Si trova un personaggio, una situazione… qualsiasi cosa possa essere rivestito con una esperienza o con un pezzo della propria vita. Chi scrive è continuamente autobiografico. Sia un fantasy o un thriller o un romanzo rosa, il concetto non cambia. Poi ci sono i frammenti di emozioni. Quelli che si comunicano a se stessi. Quelli scritti per riconoscersi o raccontarsi a se stessi. Sono i resti biografici. I frammenti che avrebbero dovuto restare chiusi nel cassetto dell’anima.

Per leggere l’intervista per intero questo il link
Intervista su KontroKultura giornale on line

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