Viviana Noce

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 viviana noce

Biografia: Viviana Noce nasce 42 anni fa in una meravigliosa quanto nuragica isola chiamata Sardegna, ricca di profumi e paesaggi contrastanti. E come la sua Madre Terra narra, lei stessa è un fiume contraddittorio di irrequietezza e calma, di parole e silenzi, di chiusura ed apertura. La poesia, come metro di espressione, come respiro che si insinua per trovare una naturale ed autorevole espressività, come urlo silente frantumante gli specchi interiori, come pace dopo l’uragano. Pubblica una silloge personale dal titolo “Gocce di inchiostro” per la casa editrice Albatros nel 2011. Per Pagine editrice, fa parte delle collana dedicate ai Poeti Contemporanei. Nel frattempo viene selezionata nel 2013 per il concorso “Provincia cronica” con il componimento “Scivola via”. Attualmente in uscita presso la Montecovello Editore nell’Antologia “Vivo da poeta” e in continua ed instancabile produzione.

POESIE

Non ho avuto il coraggio.
Per ogni vortice che ho speso per ripararmi dietro al nulla.
Non ho avuto il coraggio.
Per tutto il vuoto che ricerco per saltare e volteggiare in aria, come un libellula trasparente.
Non ho avuto il coraggio.
Per ogni raggio di sole che mi scalda il cuore e che fisso dentro agli occhi.
Perchè? Il tuo sorriso è così greve da farmi rinascere?
Perchè? Traspaio ogni volta che discendo dai monti, per toccare di nuovo la terra?
Perchè? Ogni volta che ti accolgo vorrei essere madre e figlia, per accarezzarti il volto e amarti, fino a compiangermi?
Stringimi le mani. Fino a farmi sanguinare.
Chè la gioia tua non tramuti la luce in buio.

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Appesa ad un ombrello.
Volo appresso alle nuvole.
“chè di sopra il cielo è limpido” – mi dico.
“chè il vento sarà dolce e atterrerò ove gli spazi aperti accolgano la mia incertezza come invisibile particella atomica che pretenda di scaricare pioggia, mentre altro non sono che una foglia stropicciata”.
“chè non esisto se non per queste stesse nubi che mi rendano gonfia da non farmi vedere i piedi, sinchè il borbottio dei tuoni non divenga riso, sulle mani accoglienti e amorevoli di una nuova alba”.

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Ti copro.
Sulle dita. Sul capo. Sul cuore.
E tu abbandona.
Le tue braccia stanche.
Di nuvole passeggere.
Di madide lenzuola al corpo avvolte.
Di freddo che geme, tra le ossa e le vene.
Abbandona.
Il capo tuo.
Al ventre mio.
Che altro non desidera che accoglierti.
Travolgerti di mani ed occhi .
Stringerti e con occhi chiederti: “abbandonati a me e non chiedermi di che colore è l’amore. Il mio, per te, ha il colore degli occhi tuoi”.

 

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