Scrivere sul web

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  1. Abuso di punteggiatura
    La punteggiatura in eccesso deve essere eliminata. Se un lettore vede una frase con più di una virgola, la frase diventa più difficile da leggere.
  2. Uno spazio dopo un periodo
    La convenzione per la scrittura web è di aggiungere uno spazio dopo un periodo per migliorare la lettura.
  3.  Non iniziare frasi con “Ma”, “E”, o “Ancora”
    Usare “Tuttavia” per continuare ad esprimere il concetto del paragrafo precedente.
  4. L’abuso di “anche”
    Meglio usare “Inoltre”, ma l’uso frequente di congiunzioni si presenta come un singhiozzo grammaticale.
  5. Tenere frasi corte
    Una frase non dovrebbe mai essere più lunga di una riga. Se avete bisogno di elencare qualche cosa, fatelo con elenchi puntati o una grafica accattivante (CSS), piuttosto che produrre una frase lunga.
  6.  La virgola di serie
    La virgola seriale viene utilizzata prima di una congiunzione grammaticale, come “e”. Il suo uso è un argomento molto dibattuto da scrittori e professionisti del settore editoriale. Poiché la scrittura web mira a mantenersi il più semplice possibile, la solita preferenza è di fare a meno della virgola seriale.
  7. Usare tanti titoli
    Idealmente qualsiasi pagina di un sito o post di un blog dovrebbe essere molto simile a questo articolo, con un titolo e poi un paragrafo o due. I titoli fungono da indicazioni importanti per il lettore, il quale può decidere se vuole o meno leggere quei paragrafi.
  8. Utilizzare il controllo ortografico e gli occhi
    Il controllo ortografico non sempre è sufficiente. Se si scrive “colazione” come “break veloce”, il controllo automatico non lo considererà un errore.

Scrivere bene: il racconto

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racconti

Un racconto è una storia che viene raccontata in tempi rapidi e precisi; con un numero limitato di parole e di conseguenti immagini; con pochi personaggi ma indimenticabili.
La famosa frase di Gustave Flaubert: “Scrivere è un modo di vivere” può essere parafrasata in Scrivere è un modo di leggere. Non esiste altra regola per scrivere un buon racconto se non quella di leggerne tanti. Scrivere storie brevi significa saper raccontare una storia nel modo più conciso possibile; riuscire ad attrarre il lettore in poche righe. Ci sono racconti che rimangono nel cuore  per sempre, mentre molti romanzi sbiadiscono nel nulla. In un racconto breve l’abilità sta nel vedere relazioni là dove non ne esistono ancora.
L’idea in un racconto deve sollevare domande.  Deve essere un’idea interrogativa, intessere un dialogo con il lettore. Prima di iniziare a scrivere, osservate quello che vi sta intorno. Oppure scavate nella memoria. Trovate il dettaglio, la vostra ossessione inconfessabile. Visualizzate il racconto prima di dargli una forma scritta. Come la poesia, il racconto richiede disciplina e rigore. Non abbiate fretta. Se di solito è cattiva consigliera, di certo è una pessima scrittrice. Il tempo è lo scrittore migliore al punto che deve diventare il vostro scrittore preferito.  La prima frase è di fondamentale importanza, deve arrivare con uno slancio di energia. Il lettore non deve essere in grado di smettere di leggere.

La prima domanda è che cosa voglio raccontare? La risposta magari è difficile da recuperare, ma già c’è perché nasce insieme alla seconda domanda: come lo voglio fare? Quindi, quando ho in testa un racconto, devo decidere chi è tra i personaggi quello giusto a cui dare la parola, a seconda di cosa pensa, di che ruolo ha, di cosa deve fare. Altrimenti posso decidere di raccontare la storia da un punto di vista esterno, che veda tutto o solo qualcosa. Devo solo divertirmi a scegliere a chi preferisco dare voce e pensare come sarà.
I personaggi di un racconto sono esseri compiuti a tutto tondo e pensano e hanno vissuto cose che non compariranno nella nostra narrazione, ma che li hanno portati fin nel punto che ci mettiamo a raccontare. Tutte cose che influiscono sul loro modo di parlare, se sono loro a farlo, o che devono condizionare noi nel raccontarli. Uno dei modi per creare un personaggio in poche parole è un efficace utilizzo dei dialoghi. Mai sottovalutare il potere del dialogo nel trasmettere la personalità di un personaggio. Ogni scambio di battute deve contribuire alla messa a fuoco principale della storia, non deve essere solo un riempitivo. Per scrivere un dialogo che funziona nello spazio stretto di un racconto bisogna che il discorso porti avanti l’azione. Il personaggio è tutto in un racconto e il personaggio è l’azione. Basta tenere a mente questa semplice regola: l’azione in un racconto è tutto.

Una storia è qualcosa che va da un incipit a un finale. Ma il suo svolgersi non è affatto definito, ci possono essere percorsi diversi che non si escludono a vicenda e ogni strada può avere le proprie diramazioni. La cosa bella è che noi questo percorso l’abbiamo già vissuto o immaginato, prima di metterci a scrivere, e allora possiamo spezzettarlo e ricomporlo: scegliere lo scorcio visto da lì, i passi fatti in quel tratto o le persone incontrate in quell’altro tratto ancora e poi accostarli secondo un intreccio, un senso e una logica che siamo solamente noi a scegliere. Ma perché? Una vecchia regola, che un po’ arriva da Aristotele, un po’ dall’umanesimo, e un po’ dalla cinematografia, dice che una buona storia è divisa in tre atti. Il primo in cui si presentano luoghi e persone mescolandoli insieme e creando le basi di una tensione. Il secondo in cui c’è l’esplosione del conflitto, il terzo cui spetta la risoluzione della crisi. Ovviamente, in quanto norma, può essere sfruttata o disattesa, ma la tensione data dal gioco combinatorio di una storia ne crea il movimento e quindi la capacità di catturare l’attenzione di chi legge.

Infine la riscrittura – o revisione o editing che dir si voglia – è una forma di auto-disciplina. Una ginnastica narrativa. “Limae labor et mora” diceva il poeta latino Orazio alludendo alla pratica di “limare” con pazienza i lavori letterari prima di divulgarli. Dopo aver terminato il vostro racconto andate a fare un giro, meglio se con amici. Distraetevi, basta anche solo fare una doccia. Fate passare un po’ di tempo in modo che quello che avete scritto possa prendere respiro. Come un buon vino.Solo quando lo avrete riscritto, scoprirete una cosa meravigliosa. Che quello che avete scritto vi piace. O almeno vi appartiene. Che non è poco. Prendendoci gusto, la riscrittura diventa più divertente della scrittura. Colma lo spazio vuoto e discontinuo che c’è tra la pratica (ciò che si è scritto) e la teoria (ciò che si desidera scrivere). Mostra lo spazio dell’invenzione. L’unica cosa che distingue una semplice storia da un buon racconto.

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