La matita nel cassetto

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Quanti di noi hanno scritto qualcosa. Delle poesie, un racconto, una storia. Quanti hanno trovato nello scrivere la consolazione ad un dolore, lo sfogo in un momento difficile.

La scrittura si sa ha un potente carattere taumaturgico. Che siano brevi versi o piccole storie, che sia il racconto  fatto alle pagine di un diario o una lettera scritta ad un amico, scrivere solleva e dà conforto.

E oggi, anche se la tecnologia ha preso sempre più campo ed è sempre più difficile trovare chi affida i propri pensieri alla carta bianca, scrivere non ha smesso di mantenere il suo carattere unico ed irripetibile di grande consolatore.

Email, stati sui social, note sul tablet…. la penna sostituita dalla tastiera, la carta da uno schermo, il pensiero da nulla.

Io sono un’inguaribile romantica e affido ancora i miei pensieri a carta e matita. Rigorosamente matita. Fatta di legno e grafite.
b06481b9385313e958a311c212b3b9ec--colors-of-the-rainbow-coloured-pencilsColorate o in bianco e nero, tra le mani inesperte dei bambini pasticcioni o in quelle abilissime degli artisti,  contrassegnate con la lettera H o HB e da un numero secondo la durezza o la morbidezza del loro tratto, le matite sono simbolo di semplicità, pur non essendo tanto impegnative perché ciò che scrivono si può cancellare, ricalcare, trasformare una, dieci, cento volte.

Pochi oggetti sanno regalare emozioni paragonabili allo scorrere di una matita ben appuntita su un foglio di carta, una sensazione che comincia già dal profumo che quel pezzo di legno, di cedro rosso o di ontano, di ginepro o di tiglio, più o meno grezzo, riesce ad emanare. Lo hanno sempre saputo i maestri dell’arte di tutti i tempi, da Leonardo a Tiziano, da Caravaggio a Raffaello, che con un sottile tratto di grafite hanno disegnato schizzi, bozzetti, disegni preparatori memorabili. Lo hanno confermato i più famosi vignettisti e cartoonist, da Forattini ad Altan, da Crepax a Pratt che proprio in punta di matita hanno firmato le loro strip più ironiche o satiriche ma anche le storiche avventure dei personaggi da fumetto. Lo hanno dimostrato anche i più celebri sarti dell’haute couture che con un semplice tratto da sempre danno forma a guizzi, a mode, a sogni di bellezza disegnando silhouette da passerella proprio con un rapido schizzo.
1zntrv5-999x618A dare il nome di matita ci pensarono i latini che però con il termine «lapis haematitas», pietra di ematite, intendevano i pezzi di ossido di ferro con il quale gli antichi incidevano le rocce, mentre a denominare il minerale che forma la mina al suo interno, la grafite, fu il chimico e farmacista tedesco Carl Wilhelm Scheele: per battezzarla scelse un termine che richiamasse il più possibile la parola greca che significa scrittura. La prima matita vera e propria, la più antica del mondo, realizzata in legno di tiglio, fu scoperta all’incirca un secolo fa durante i lavori di restauro di una vecchia casa situata nella regione tedesca Swabian, sorprendentemente immobile sopra la trave del tetto, probabilmente dimenticata da un carpentiere durante la costruzione della casa, risalente al 1630, e rimasta poi nascosta lì per secoli.
A creare invece il primo esemplare da esportazione, che attraversò i secoli e i confini per la sua rigorosa bellezza fu nel 1905 il conte tedesco Alexander von Faber-Castell, capostipite di uno dei marchi più celebri per chi ama lo scricchiolio della grafite sulla carta, che decise di darle una forma esagonale per impedire che rotolando il lapis scivolasse dal tavolo. Da allora la sua Castell 9000, con l’inconfondibile fusto verde e la scritta dorata, è stata impugnata da celebri personaggi: con questa matita Joseph Beuys ha creato i suoi graffiti concettuali, Federico Fellini ha tracciato i suoi disegni ironici femminili ed extrasize e Carlo Rambaldi ha inventato l’intramontabile extraterrestre E.T.

Eppure nonostante l’aspetto ruvido e un po’ antiquato, reso più accattivante da lucidature multicolor o da forme certamente più sinuose di tanto tempo fa, le matite riescono anche a tratteggiare frivolezze, per esempio il trucco delle signore: morbide o dure, a stilo o sotto forma di eyeliner aiutano a delineare meglio il maquillage, a rendere più intenso lo sguardo e più seducenti le labbra, a modellare meglio il volto, in mille differenti colori.
Matite che sanno lasciare il segno, oggi come tanto tempo fa. Non per sempre, però, e questo è un bel vantaggio rispetto a penne e pennarelli dell’ultima generazione. Basta una passata di gomma per cancellare pensieri compromettenti, schizzi senza valore, idee mal riuscite, brutte copie senza un futuro raccontate proprio dai lapis. Basta rifare loro la punta per ricominciare a graffiare i fogli in cerca di un’ispirazione forse precaria, ma quasi sempre poetica, fino a quando le matite, consunte per l’uso, sembrano dissolversi e scomparire nel nulla. Sicuramente meno ingombranti e meno invadenti di tutte le altre diavolerie di scrittura elettronica.

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Anche Paulo Coelho ha subìto il fascino della matita, alla quale ha dedicato una storia contenuta nel libro “Sono come il fiume che scorre”.

 

 

Il bambino guardava la nonna che stava scrivendo la lettera. A un certo punto, le domandò: “Stai scrivendo una storia che è capitata a noi? E che magari parla di me?”
La nonna interruppe la scrittura, sorrise e disse al nipote:
“È vero, sto scrivendo qualcosa di te. Tuttavia, più importante delle parole, è la matita con la quale scrivo. Vorrei che la usassi tu, quando sarai cresciuto.”
Incuriosito, il bimbo guardò la matita, senza trovarvi alcunché di speciale.
“Ma è uguale a tutte le altre matite che ho visto nella mia vita!”
“Dipende tutto dal modo in cui guardi le cose. Questa matita possiede cinque qualità: se riuscirai a trasporle nell’esistenza sarai sempre una persona in pace col mondo.
Prima qualità: puoi fare grandi cose, ma non devi mai dimenticare che esiste una Mano che guida i tuoi passi. ‘Dio’: ecco come chiamiamo questa mano! Egli deve condurti sempre verso la Sua volontà.
Seconda qualità, di tanto in tanto, devo interrompere la scrittura e usare il temperino. È un’azione che provoca una certa sofferenza alla matita ma, alla fine, essa risulta più appuntita. Ecco perché devi imparare a sopportare alcuni dolori: ti faranno diventare un uomo migliore.
Terza qualità: il tratto della matita ci permette di usare una gomma per cancellare ciò che è sbagliato. Correggere un’azione o un comportamento non è necessariamente qualcosa di negativo: anzi, è importante per riuscire a mantenere la retta via della giustizia.
Quarta qualità: ciò che è realmente importante nella matita non è il legno o la sua forma esteriore, bensì la grafite della mina racchiusa in essa. Dunque, presta sempre attenzione a quello che accade dentro te.
Ecco la quinta qualità della matita: essa lascia sempre un segno. Allo stesso modo, tutto ciò che farai nella vita lascerà una traccia: di conseguenza impegnati per avere piena coscienza di ogni tua azione.”

[Paulo Coelho, da Sono come il fiume che scorre, 2006]

 

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Il Ghost Writer

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Il ghostwriter (in inglese «scrittore fantasma») o scrittore ombra è un autore professionista pagato per scrivere libri, articoli, storie e pubblicazioni scientifiche  ufficialmente attribuiti a un’altra persona.

Ghost Writer in Italia: La questione riguardante il diritto d’autore italiano e il fenomeno del ghostwriting è molto complessa. Il ghostwriting è una forma di “plagio autorizzato“: il committente si appropria della paternità dell’opera senza esserne l’autore originale grazie ad un patto che viene concordato tra le due parti. Lo scrittore ombra accetta una somma di denaro in cambio del suo lavoro e del suo silenzio e permette al committente di far liberamente uso dell’opera. Più precisamente “essendo titolare del copyright, il committente è l’unico proprietario dei diritti d’autore. Suoi, pertanto, sono gli eventuali guadagni derivanti dalla pubblicazione dell’opera, dalla vendita della sceneggiatura e da quant’altro connesso alla paternità del lavoro. Lo scrittore ombra non ha nulla a pretendere, come da specifica clausola contrattuale

Ghost Writer nel mondo: Gli scrittori ombra spendono spesso mesi o interi anni nella ricerca, nella scrittura e nel montaggio di lavori per un cliente e vengono pagati in diverse maniere: per pagina, con un forfettario, con una percentuale delle royalties delle vendite o con una combinazione di questi. Farsi scrivere un articolo può costare 4 dollari per parola o più, in base alla complessità dell’articolo. L’agente letterario Madeline Morel afferma che la media degli anticipi richiesti dai ghostwriter per un lavoro varia “tra 30.000$ e 100.000$” Secondo la Ghostwriters Inc, un’azienda di ghostwriting professionale, questa parcella fissa è solitamente vicina a una media che va da 12.000$ a 28.000$ per libro. Assumendo il ghostwriter per questi prezzi fissi, i clienti tengono per sé tutte le royalities post-pubblicazione e i profitti.

In Canada, la Writer’s Union (un’associazione di scrittori) ha stabilito un tariffario minimo per il ghostwriting. Il pagamento minimo per un libro di 200-300 pagine è di 25.000$, pagati a vari stadi della bozza del libro. Le tariffe per la ricerca sono un extra, al di fuori di questo minimo.In Germania, la tariffa media per un servizio di scrittura ombra confidenziale è di circa 100$ per pagina.

In Italia siamo ben lontani sia da queste cifre sia da un minimo di regolamentazione.  E’ comunque buona norma. se cercate un ghost writer, affidarsi a professionisti con P. Iva e pretendere contratti chiari dove sia messa in evidenza la “clausola di riservatezza”.

E adesso un piccolo promo….  in fondo è anche il mio lavoro

Cosa è un ghost writer

 

 

SEDICI TIPI DI SCRITTORI

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Voglio proporvi un interessante articolo trovato in rete (fonte Sul Romanzo) che in maniera molto precisa tende ad individuare le categorie di scrittori. Devo ammettere che le trovo forse un po’ rigide perché sono fermamente convinta che chi scrive possa adeguare e adattare lo stile alla storia. Ma in linea generale sono interessanti, soprattutto per la corrispondenza tra lo stile usato e la tipologia di testo.

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Che tipo di scrittore sei? Chissà quanto volte ti è stata fatta questa domanda (o te la sei fatta tu stesso), ma sei riuscito a dare una risposta precisa e immediata? Forse starai pensando che è molto difficile.

Ebbene, ti sorprenderà scoprire che esistono ben 16 categorie di scrittori delineati sulla base dello stile di scrittura, seguendo il modello degli indicatori di personalità di Myers-Briggs.

Prima di entrare nel merito delle categorie per definire che tipo di scrittore sei, ecco gli indicatori di base:

E e A = Dialogo espressivo vs. Dialogo asciutto

B e D = Descrizioni brevi vs. Descrizioni dettagliate

C e S = Prosa complessa vs. Prosa semplice

L e V = Ritmo lento e Ritmo veloce
1. EBCL

Dialoghi espressivi. Descrizioni brevi. Prosa complessa. Ritmo lento. Più comune nella narrativa a carattere sportivo e ricreativo, militare e storico.

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2. EDCL

Dialoghi espressivi. Descrizioni dettagliate. Prosa complessa. Ritmo lento. Più comune in narrativa a carattere militare, storico e biografico.

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3. ADCL

Dialogo asciutto. Descrizioni dettagliate. Prosa complessa. Ritmo lento. Più comune in libri che hanno a che fare con la cucina, salute, benessere e scienze.

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4. ABCL

Dialogo asciutto. Descrizioni brevi. Prosa complessa. Ritmo lento. Più comune nei settori relativi al mondo del business e dell’economia, dell’istruzione e del self-help.

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5. EBSL

Dialoghi espressivi. Descrizioni brevi. Prosa scarna. Ritmo lento. Più comune nella science fiction, nel mistery e nella narrativa per i ragazzi.

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6. EDSL

Dialoghi espressivi. Descrizioni dettagliate. Prosa scarna. Ritmo lento. Molto comune nel fantasy, nella science fiction e nella narrativa per ragazzi.

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7. ADSL

Dialogo asciutto. Descrizioni dettagliate. Prosa scarna. Ritmo lento. Comunque nella narrativa umoristica, nei libri di cucina e nella saggistica per ragazzi.

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8. ABSL

Dialogo asciutto. Descrizioni brevi. Prosa scarna. Ritmo lento. Più comune in testi che riguardano le arti performative, la religione e il self-help.

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9. EBSV

Dialoghi espressivi. Descrizioni brevi. Prosa scarna. Ritmo veloce. Più comuni nel fantasy e nel mistery.

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10. EDSV

Dialoghi espressivi. Descrizioni dettagliate. Prosa scarna. Ritmo veloce. Più comuni nel miystery, thriller e romance.

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11. ADSV

Dialogo asciutto. Descrizioni dettagliate. Prosa scarna. Ritmo veloce. Più comuni nei romance, nella narrativa erotica e nella narrativa letteraria.

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12. ABEV

Dialogo asciutto. Descrizioni brevi. Prosa essenziale. Ritmo veloce. Più comune nella narrativa e nella saggistica per ragazzi e nella narrativa letteraria.

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13. EBCV

Dialoghi espressivi. Descrizioni brevi. Prosa complessa. Ritmo veloce. Più comuni nella narrativa storica e di stampo militare.

14. EDCV

Dialoghi espressivi. Descrizioni dettagliate. Prosa complessa. Ritmo veloce. Più comuni nei romanzi d’avventura, nella science fiction e nel fantasy.

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15. ADCV

Dialogo asciutto. Descrizioni dettagliate. Prosa complessa. Ritmo veloce. Più comune nella narrativa letteraria, nelle biografie e nel crime.

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16. ABCV

Dialogo asciutto. Descrizioni brevi. Prosa complessa. Ritmo veloce. Più comune nei romanzi storici, e nella narrativa letteraria.
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Può darsi che in qualcuna di queste categorie vi siate riconosciuti. Sarebbe divertente sperimentare un mix degli stili. Perché non provare?

La libreria ideale

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Cosa amano, e cosa non amano, i clienti delle librerie italiane (indipendenti e di catena)? Cosa cercano dai librai? E quale atmosfera si aspettano di trovare? Ecco le loro risposte in un’indagine dell’Università Roma TreNel mondo del libro ci si interroga sul futuro delle librerie, visto il contesto in forte evoluzione e la crisi del mercato. Certo, in questa riflessione forse sarebbe utile partire dalle richieste dei lettori di oggi. A questo proposito, fra settembre e dicembre 2014, il Dipartimento di Economia dell’Università Roma Tre (in collaborazione con la Scuola per Librai Umberto ed Elisabetta Mauri), e sotto la guida di Michela Addis, ha realizzato uno studio (di cui ha dato conto il quotidiano Avvenire) che ha coinvolto i clienti di 11 librerie (indipendenti e di catena) di Roma e del Lazio. L’obiettivo? Capire come i lettori immaginano la loro libreria ideale.-E’ emerso, innanzitutto, che gli acquirenti di libri vogliono essere “connessi” alla libreria di turno. Connessione che va declinata diversamente, tra librerie indipendenti e di catena;-Il 62% dei clienti delle librerie di catena, in particolare, dà importanza al contatto materiale con i libri, che ama toccare e sfogliare;-Sempre nelle librerie di catena, il cliente, tra l’altro, si aspetta un ambiente piacevole, chiaro e ricco di stimoli. E apprezza la possibilità di girare tra gli scaffali in modo “autonomo e anonimo”.-Il problema che molti riscontrano nelle grandi librerie è la confusione e il rischio di sentirsi “disorientati” in un ambiente sovraffollato;-Alcuni clienti lamentano un’atmosfera a volte fredda e indifferente;-E veniamo alle piccole librerie, e in generale alle librerie indipendenti: qui i clienti coinvolti nell’indagine amano interagire con il libraio di turno, che deve creare una “relazione empatica” con l’acquirente di turno;-Non solo: in questi casi i clienti amano “sentirsi a casa” in un “ambiente caldo e accogliente”;-E ancora, viene molto apprezzato il coinvolgimento diretto dei clienti, negli eventi e nelle presentazioni;-Tra l’altro, molti clienti intervistati hanno dichiarato di apprezzare la presenza sui social network delle librerie;-Il rischio, per le piccole librerie (in particolare quelle “specializzate”) è la “scarsa condivisione della proposta culturale”.

Queste le librerie coinvolte: Altroquando, Fandango Incontro, Feltrinelli con i due punti di vendita Largo Argentina e Via Appia, IBS, L’Internazionale il Mare, la libreria Nuova Europa nel centro commerciale I Granai, la libreria Mondadori di Via Piave, Odradek, San Paolo e la libreria Ubik a Monterotondo;

fonte web: il libraio.it

Grandi rifiuti per grandi scrittori

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blocco-scrittoreTanti scrittori emergenti hanno dovuto fare i conti con ostacoli e rifiuti, prima di riuscire ad affermarsi, e tante opere hanno fatto fatica ad essere apprezzate, prima di diventare dei best seller. Qualche esempio? “Non adatto al mercato dei giovani” era il lungimirante giudizio che accompagnava il rifiuto di “Moby Dick”, il celebre libro di Melville. E ancora, “Il suo libro non interessa a nessuno”, disse la W.H. Allen&Company a Frederick Forsyth, rifiutandosi di pubblicare “Il giorno dello sciacallo” (oltre dieci milioni di copie vendute nel mondo). Dovette sopportare ben otto no, anche Jeanne K. Rowling, prima che un editore, il nono, le proponesse di lanciare, con una piccola tiratura, le avventure di Harry Potter. Il resto è storia. A sei zeri.
Altri rifiuti editoriali eccellenti? “Cent’anni di solitudine” di Gabriel García Márquez venne rifiutato dalla Seix Barral di Barcellona, “Il gabbiano Jonathan Livingston” fu rifiutato da diciotto case editrici negli Stati Uniti, e il primo libro con protagonista Sherlock Holmes fu rifiutato da ben tre editori “Tornava indietro con la precisione di un piccione viaggiatore” ricorda il suo autore, Arthur Conan Doyle.
Anche l’Ulysse di Joyce fu rifiutato da una editor della Hogarth Press,che trovò il libro di una “noia mortale” e si disse “Irritata da questo liceale a disagio che si gratta i foruncoli”. Per la cronaca, l’editor in questione, era Virginia Woolf.
“E’ una storia anticommerciale” dissero de “L’ombra del vento” di Carlos Ruiz Zafón, cui predissero una tiratura di tre copie. Ne venderà otto milioni.                                                                                                       “Ho trovato il suo manoscritto buono e originale. Ma dov’è buono, non è originale. E dove è originale, non è buono”. Ecco il caustico biglietto con cui Samuel Johnson, saggista e critico letterario, liquidava i manoscritti degli autori esordienti.

Ma veniamo all’Italia. “Una nebbia di parole” fu il giudizio di Lioncurti della casa editrice Sapienza per bollare “Gli indifferenti” di Alberto Moravia, mentre a Pasolini Mondadori rifiutò la pubblicazione della raccolta di versi “L’ usignolo della Chiesa cattolica”. Anche “Il padrino” di Mario Puzo collezionò molti rifiuti illustri (Rizzoli, Mondadori, Bompiani e Feltrinelli) e tutti riportavano più o meno le stesse parole: “volgarità”, “crudezza”, “violenza”, “grossolanità”. Più nota è di certo la vicenda de “Il Gattopardo”. Tomasi di Lampedusa non arrivò neanche a vederne il successo: rifiutato tante volte, il romanzo fu pubblicato postumo.
E ancora: “Mi piace come scrivi, peccato che scrivi idiozie” scrisse Goffredo Fofi al giovane autore che aveva chiesto un giudizio su un suo scritto. Ma Fofi aggiunse: “Ho visto da dove mi hai spedito la lettera, affacciati alla finestra e dimmi cosa vedi. Poi ne riparliamo”. Lo scrittore lo fece, e descrisse la realtà della sua terra. Era Roberto Saviano, e il libro nato da quel consiglio sarà “Gomorra”. Ma l’nsospettabile primatista del no è  Susanna Tamaro. Le prime due opere della celebre scrittrice (il romanzo “Illimtz” recentemente pubblicato, e la fiaba “Il falco”) hanno collezionato ben ventisei bocciature. Tra tutte le motivazioni ricevute, la Tamaro ricorda la risposta che ricevette da Einaudi: “L’unica cosa ammirabile di lei, è la caparbietà nel credersi capace di scrivere”.
E dev’essere proprio la caparbietà il segreto per riuscire, in fondo, come diceva Winston Churchill “Il successo è l’abilità di passare da un fallimento all’altro senza perdere l’entusiasmo”.

(fonte Rai Media)

Patrick Modiano: Premio Nobel per la letteratura 2014

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Il 25 novembre Einaudi porterà nelle librerie L’erba delle notti, del 2012, di Patrick Modiano, sinora inedito in Italia.

Ma chi è Patrick Modiano, premio nobel per la letteratuta 2014? Scelto tra 231 scrittori non era certo tra i favoriti.

Nasce a Boulogne-Billancourt, città poco distante da Parigi, il 30 luglio del 1945, figlio di Albert Modiano, ebreo francese di origini italiane, e di Louisa Colpijn, un’attrice belga di etnia fiamminga. Studia dapprima in Alta Savoia, poi al Liceo Henri-IV di Parigi; conosce Raymond Queneau, amico della madre, che gli darà anche delle lezioni individuali di geometria e con il quale entrerà anch’egli in amicizia. Termina gli studi liceali ad Annecy, conseguendo il baccalauréat nel 1962, senza proseguire.

Introdotto dall’amico Queneau nel mondo letterario, conosce l’editore Gallimard e, nel 1967, scrive il suo primo romanzo La Place de l’Étoile, che viene pubblicato dallo stesso Gallimard; il romanzo gli vale il Premio Roger Nimier. È documentarista per Carlo Ponti e paroliere per Françoise Hardy. Nei suoi romanzi, per lo più ambientati nella Parigi occupata dai nazisti e costruiti intorno alla figura dello straniero, dell’esule, dell’ebreo, si intrecciano una vena disperata di ascendenza esistenzialista e il gusto della rievocazione.

L’autore rievoca molto spesso, nei personaggi dei suoi romanzi, l’ambigua figura del padre, un ebreo sicuramente vittima del Nazismo, che però, arrestato nel 1943, si dimostrò pronto a tutto pur di sopravvivere (infatti, riuscì a sfuggire alla deportazione grazie a potenti amicizie collaborazioniste): una figura dalla duplice e ambigua identità, invischiata molto spesso in rapporti di complicità con i carnefici.

Nel 1978 il romanzo Rue des Boutiques Obscures (titolo che si riferisce a via delle Botteghe Oscure, di Roma, dove ha anche abitato), gli vale il Premio Goncourt (l’equivalente del premio Strega in Italia).  Nel 2008 ha scritto la prefazione al diario di Hélène Berr e l’anno successivo a un’edizione del romanzo Niente di nuovo sul fronte occidentale di Erich Maria Remarque.

Di seguito alcuni dei suoi libri che potrebbe essere interessante leggere per conoscerlo meglio.

Dora Bruder (Guanda) Premio Bottari Lattes 2012.
Trama: nel 1941 Dora, quindicenne ebrea, scappa di casa. I genitori la cercano disperati, anche con annunci sui quotidiani. Anni dopo Modiano ritrova quella notizia su un vecchio giornale. Da lì intraprende la sua ricostruzione della vicenda di Dora Bruder. La scrittura del libro diventa una missione per far rivivere una persona cancellata dal tempo. Le ricerche giungono fino alla lista dei deportati su un convoglio per Auschwitz: nell’elenco ritroviamo Dora e anche il padre di Modiano.

Un pedigree’ (Einaudi)
Trama: lo scrittore ripercorre infanzia e gioventù attraverso ritratti di personaggi: la madre attrice sempre in viaggio, i loschi affari del padre, una folla di biografie in cui – seguendo la lezione di Balzac – sono mescolate finzione e verità. Questolibro è stato citato nella motivazione del Premio Nobel

L’orizzonte (Einaudi)
Trama: Margaret è una donna da sempre in fuga. Jean, il suo antico amante, è l’alter ego dello stesso Modiano. Dopo tanti anni lui parte alla ricerca di lei, nei luoghi e nel tempo, tra finzione ipnotica e ricordi autobiografici. Un’altra investigazione cominciata dai giorni nostri finisce per sprofondare inesorabilmente nel passato.

Nel caffè della giovinezza perduta (Einaudi)
Trama: Un caffè pieno di voci narranti, un personaggio femminile di fascino, ma la vera protagonista resta Parigi, dedalo di vie e di impressioni sfuggenti.

Bijou (Einaudi)
Trama: In una stazione della metropolitana parigina, la giovane protagonista scorge nella ressa una signora avvolta in un cappotto giallo. In quelle sembianze riconosce la madre scomparsa molti anni prima. Ma è davvero lei o un’illusione?

Riduzione di pena (Lantana Editore)
Trama: lo scrittore prova a ricucire scampoli della propria infanzia. I suoi genitori sono partiti, lui e il fratello sono stati affidati a un’ex acrobata da circo, in una casa alle porte di Parigi.

Fiori di rovina (Lantana Editore)
Trama: una coppia di sposi uccisi al termine di una serata trascorsa nei locali della Parigi anni ‘30. Molti anni dopo, a risolvere il mistero è chiamato lo scrittore.

Sconosciute (Einaudi)
Trama: trittico di racconti sulla fragilità femminile, così arrendevole di fronte alla malvagità del destino.

Comunicazione di Servizio

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In partenza la selezione per l’Antologia Multitalent 1000 parole. Se volete partecipare  potete contattarmi all’indirizzo mail info@marielisamuglia.it. Vi invierò tutte le informazioni, il regolamento e la domanda di partecipazione. Non c’è da pagare nulla!!!!! Si richiede solo talento, talento, talento…. Ammessi tutti i generi tranne eros. Se mi contattate mi occuperò di voi in qualità di editor della casa editrice. Ripeto ancora: NON SI PAGA NULLA!!!!!!!!!
E’ una buona occasione per tirar fuori quel racconto dal cassetto. Ottima vetrina per chi vorrà proporre i propri lavori alla casa editrice.

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