La matita nel cassetto

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Quanti di noi hanno scritto qualcosa. Delle poesie, un racconto, una storia. Quanti hanno trovato nello scrivere la consolazione ad un dolore, lo sfogo in un momento difficile.

La scrittura si sa ha un potente carattere taumaturgico. Che siano brevi versi o piccole storie, che sia il racconto  fatto alle pagine di un diario o una lettera scritta ad un amico, scrivere solleva e dà conforto.

E oggi, anche se la tecnologia ha preso sempre più campo ed è sempre più difficile trovare chi affida i propri pensieri alla carta bianca, scrivere non ha smesso di mantenere il suo carattere unico ed irripetibile di grande consolatore.

Email, stati sui social, note sul tablet…. la penna sostituita dalla tastiera, la carta da uno schermo, il pensiero da nulla.

Io sono un’inguaribile romantica e affido ancora i miei pensieri a carta e matita. Rigorosamente matita. Fatta di legno e grafite.
b06481b9385313e958a311c212b3b9ec--colors-of-the-rainbow-coloured-pencilsColorate o in bianco e nero, tra le mani inesperte dei bambini pasticcioni o in quelle abilissime degli artisti,  contrassegnate con la lettera H o HB e da un numero secondo la durezza o la morbidezza del loro tratto, le matite sono simbolo di semplicità, pur non essendo tanto impegnative perché ciò che scrivono si può cancellare, ricalcare, trasformare una, dieci, cento volte.

Pochi oggetti sanno regalare emozioni paragonabili allo scorrere di una matita ben appuntita su un foglio di carta, una sensazione che comincia già dal profumo che quel pezzo di legno, di cedro rosso o di ontano, di ginepro o di tiglio, più o meno grezzo, riesce ad emanare. Lo hanno sempre saputo i maestri dell’arte di tutti i tempi, da Leonardo a Tiziano, da Caravaggio a Raffaello, che con un sottile tratto di grafite hanno disegnato schizzi, bozzetti, disegni preparatori memorabili. Lo hanno confermato i più famosi vignettisti e cartoonist, da Forattini ad Altan, da Crepax a Pratt che proprio in punta di matita hanno firmato le loro strip più ironiche o satiriche ma anche le storiche avventure dei personaggi da fumetto. Lo hanno dimostrato anche i più celebri sarti dell’haute couture che con un semplice tratto da sempre danno forma a guizzi, a mode, a sogni di bellezza disegnando silhouette da passerella proprio con un rapido schizzo.
1zntrv5-999x618A dare il nome di matita ci pensarono i latini che però con il termine «lapis haematitas», pietra di ematite, intendevano i pezzi di ossido di ferro con il quale gli antichi incidevano le rocce, mentre a denominare il minerale che forma la mina al suo interno, la grafite, fu il chimico e farmacista tedesco Carl Wilhelm Scheele: per battezzarla scelse un termine che richiamasse il più possibile la parola greca che significa scrittura. La prima matita vera e propria, la più antica del mondo, realizzata in legno di tiglio, fu scoperta all’incirca un secolo fa durante i lavori di restauro di una vecchia casa situata nella regione tedesca Swabian, sorprendentemente immobile sopra la trave del tetto, probabilmente dimenticata da un carpentiere durante la costruzione della casa, risalente al 1630, e rimasta poi nascosta lì per secoli.
A creare invece il primo esemplare da esportazione, che attraversò i secoli e i confini per la sua rigorosa bellezza fu nel 1905 il conte tedesco Alexander von Faber-Castell, capostipite di uno dei marchi più celebri per chi ama lo scricchiolio della grafite sulla carta, che decise di darle una forma esagonale per impedire che rotolando il lapis scivolasse dal tavolo. Da allora la sua Castell 9000, con l’inconfondibile fusto verde e la scritta dorata, è stata impugnata da celebri personaggi: con questa matita Joseph Beuys ha creato i suoi graffiti concettuali, Federico Fellini ha tracciato i suoi disegni ironici femminili ed extrasize e Carlo Rambaldi ha inventato l’intramontabile extraterrestre E.T.

Eppure nonostante l’aspetto ruvido e un po’ antiquato, reso più accattivante da lucidature multicolor o da forme certamente più sinuose di tanto tempo fa, le matite riescono anche a tratteggiare frivolezze, per esempio il trucco delle signore: morbide o dure, a stilo o sotto forma di eyeliner aiutano a delineare meglio il maquillage, a rendere più intenso lo sguardo e più seducenti le labbra, a modellare meglio il volto, in mille differenti colori.
Matite che sanno lasciare il segno, oggi come tanto tempo fa. Non per sempre, però, e questo è un bel vantaggio rispetto a penne e pennarelli dell’ultima generazione. Basta una passata di gomma per cancellare pensieri compromettenti, schizzi senza valore, idee mal riuscite, brutte copie senza un futuro raccontate proprio dai lapis. Basta rifare loro la punta per ricominciare a graffiare i fogli in cerca di un’ispirazione forse precaria, ma quasi sempre poetica, fino a quando le matite, consunte per l’uso, sembrano dissolversi e scomparire nel nulla. Sicuramente meno ingombranti e meno invadenti di tutte le altre diavolerie di scrittura elettronica.

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Anche Paulo Coelho ha subìto il fascino della matita, alla quale ha dedicato una storia contenuta nel libro “Sono come il fiume che scorre”.

 

 

Il bambino guardava la nonna che stava scrivendo la lettera. A un certo punto, le domandò: “Stai scrivendo una storia che è capitata a noi? E che magari parla di me?”
La nonna interruppe la scrittura, sorrise e disse al nipote:
“È vero, sto scrivendo qualcosa di te. Tuttavia, più importante delle parole, è la matita con la quale scrivo. Vorrei che la usassi tu, quando sarai cresciuto.”
Incuriosito, il bimbo guardò la matita, senza trovarvi alcunché di speciale.
“Ma è uguale a tutte le altre matite che ho visto nella mia vita!”
“Dipende tutto dal modo in cui guardi le cose. Questa matita possiede cinque qualità: se riuscirai a trasporle nell’esistenza sarai sempre una persona in pace col mondo.
Prima qualità: puoi fare grandi cose, ma non devi mai dimenticare che esiste una Mano che guida i tuoi passi. ‘Dio’: ecco come chiamiamo questa mano! Egli deve condurti sempre verso la Sua volontà.
Seconda qualità, di tanto in tanto, devo interrompere la scrittura e usare il temperino. È un’azione che provoca una certa sofferenza alla matita ma, alla fine, essa risulta più appuntita. Ecco perché devi imparare a sopportare alcuni dolori: ti faranno diventare un uomo migliore.
Terza qualità: il tratto della matita ci permette di usare una gomma per cancellare ciò che è sbagliato. Correggere un’azione o un comportamento non è necessariamente qualcosa di negativo: anzi, è importante per riuscire a mantenere la retta via della giustizia.
Quarta qualità: ciò che è realmente importante nella matita non è il legno o la sua forma esteriore, bensì la grafite della mina racchiusa in essa. Dunque, presta sempre attenzione a quello che accade dentro te.
Ecco la quinta qualità della matita: essa lascia sempre un segno. Allo stesso modo, tutto ciò che farai nella vita lascerà una traccia: di conseguenza impegnati per avere piena coscienza di ogni tua azione.”

[Paulo Coelho, da Sono come il fiume che scorre, 2006]

 

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Il Ghost Writer

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Il ghostwriter (in inglese «scrittore fantasma») o scrittore ombra è un autore professionista pagato per scrivere libri, articoli, storie e pubblicazioni scientifiche  ufficialmente attribuiti a un’altra persona.

Ghost Writer in Italia: La questione riguardante il diritto d’autore italiano e il fenomeno del ghostwriting è molto complessa. Il ghostwriting è una forma di “plagio autorizzato“: il committente si appropria della paternità dell’opera senza esserne l’autore originale grazie ad un patto che viene concordato tra le due parti. Lo scrittore ombra accetta una somma di denaro in cambio del suo lavoro e del suo silenzio e permette al committente di far liberamente uso dell’opera. Più precisamente “essendo titolare del copyright, il committente è l’unico proprietario dei diritti d’autore. Suoi, pertanto, sono gli eventuali guadagni derivanti dalla pubblicazione dell’opera, dalla vendita della sceneggiatura e da quant’altro connesso alla paternità del lavoro. Lo scrittore ombra non ha nulla a pretendere, come da specifica clausola contrattuale

Ghost Writer nel mondo: Gli scrittori ombra spendono spesso mesi o interi anni nella ricerca, nella scrittura e nel montaggio di lavori per un cliente e vengono pagati in diverse maniere: per pagina, con un forfettario, con una percentuale delle royalties delle vendite o con una combinazione di questi. Farsi scrivere un articolo può costare 4 dollari per parola o più, in base alla complessità dell’articolo. L’agente letterario Madeline Morel afferma che la media degli anticipi richiesti dai ghostwriter per un lavoro varia “tra 30.000$ e 100.000$” Secondo la Ghostwriters Inc, un’azienda di ghostwriting professionale, questa parcella fissa è solitamente vicina a una media che va da 12.000$ a 28.000$ per libro. Assumendo il ghostwriter per questi prezzi fissi, i clienti tengono per sé tutte le royalities post-pubblicazione e i profitti.

In Canada, la Writer’s Union (un’associazione di scrittori) ha stabilito un tariffario minimo per il ghostwriting. Il pagamento minimo per un libro di 200-300 pagine è di 25.000$, pagati a vari stadi della bozza del libro. Le tariffe per la ricerca sono un extra, al di fuori di questo minimo.In Germania, la tariffa media per un servizio di scrittura ombra confidenziale è di circa 100$ per pagina.

In Italia siamo ben lontani sia da queste cifre sia da un minimo di regolamentazione.  E’ comunque buona norma. se cercate un ghost writer, affidarsi a professionisti con P. Iva e pretendere contratti chiari dove sia messa in evidenza la “clausola di riservatezza”.

E adesso un piccolo promo….  in fondo è anche il mio lavoro

Cosa è un ghost writer

 

 

Scrivere bene: il racconto

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Un racconto è una storia che viene raccontata in tempi rapidi e precisi; con un numero limitato di parole e di conseguenti immagini; con pochi personaggi ma indimenticabili.
La famosa frase di Gustave Flaubert: “Scrivere è un modo di vivere” può essere parafrasata in Scrivere è un modo di leggere. Non esiste altra regola per scrivere un buon racconto se non quella di leggerne tanti. Scrivere storie brevi significa saper raccontare una storia nel modo più conciso possibile; riuscire ad attrarre il lettore in poche righe. Ci sono racconti che rimangono nel cuore  per sempre, mentre molti romanzi sbiadiscono nel nulla. In un racconto breve l’abilità sta nel vedere relazioni là dove non ne esistono ancora.
L’idea in un racconto deve sollevare domande.  Deve essere un’idea interrogativa, intessere un dialogo con il lettore. Prima di iniziare a scrivere, osservate quello che vi sta intorno. Oppure scavate nella memoria. Trovate il dettaglio, la vostra ossessione inconfessabile. Visualizzate il racconto prima di dargli una forma scritta. Come la poesia, il racconto richiede disciplina e rigore. Non abbiate fretta. Se di solito è cattiva consigliera, di certo è una pessima scrittrice. Il tempo è lo scrittore migliore al punto che deve diventare il vostro scrittore preferito.  La prima frase è di fondamentale importanza, deve arrivare con uno slancio di energia. Il lettore non deve essere in grado di smettere di leggere.

La prima domanda è che cosa voglio raccontare? La risposta magari è difficile da recuperare, ma già c’è perché nasce insieme alla seconda domanda: come lo voglio fare? Quindi, quando ho in testa un racconto, devo decidere chi è tra i personaggi quello giusto a cui dare la parola, a seconda di cosa pensa, di che ruolo ha, di cosa deve fare. Altrimenti posso decidere di raccontare la storia da un punto di vista esterno, che veda tutto o solo qualcosa. Devo solo divertirmi a scegliere a chi preferisco dare voce e pensare come sarà.
I personaggi di un racconto sono esseri compiuti a tutto tondo e pensano e hanno vissuto cose che non compariranno nella nostra narrazione, ma che li hanno portati fin nel punto che ci mettiamo a raccontare. Tutte cose che influiscono sul loro modo di parlare, se sono loro a farlo, o che devono condizionare noi nel raccontarli. Uno dei modi per creare un personaggio in poche parole è un efficace utilizzo dei dialoghi. Mai sottovalutare il potere del dialogo nel trasmettere la personalità di un personaggio. Ogni scambio di battute deve contribuire alla messa a fuoco principale della storia, non deve essere solo un riempitivo. Per scrivere un dialogo che funziona nello spazio stretto di un racconto bisogna che il discorso porti avanti l’azione. Il personaggio è tutto in un racconto e il personaggio è l’azione. Basta tenere a mente questa semplice regola: l’azione in un racconto è tutto.

Una storia è qualcosa che va da un incipit a un finale. Ma il suo svolgersi non è affatto definito, ci possono essere percorsi diversi che non si escludono a vicenda e ogni strada può avere le proprie diramazioni. La cosa bella è che noi questo percorso l’abbiamo già vissuto o immaginato, prima di metterci a scrivere, e allora possiamo spezzettarlo e ricomporlo: scegliere lo scorcio visto da lì, i passi fatti in quel tratto o le persone incontrate in quell’altro tratto ancora e poi accostarli secondo un intreccio, un senso e una logica che siamo solamente noi a scegliere. Ma perché? Una vecchia regola, che un po’ arriva da Aristotele, un po’ dall’umanesimo, e un po’ dalla cinematografia, dice che una buona storia è divisa in tre atti. Il primo in cui si presentano luoghi e persone mescolandoli insieme e creando le basi di una tensione. Il secondo in cui c’è l’esplosione del conflitto, il terzo cui spetta la risoluzione della crisi. Ovviamente, in quanto norma, può essere sfruttata o disattesa, ma la tensione data dal gioco combinatorio di una storia ne crea il movimento e quindi la capacità di catturare l’attenzione di chi legge.

Infine la riscrittura – o revisione o editing che dir si voglia – è una forma di auto-disciplina. Una ginnastica narrativa. “Limae labor et mora” diceva il poeta latino Orazio alludendo alla pratica di “limare” con pazienza i lavori letterari prima di divulgarli. Dopo aver terminato il vostro racconto andate a fare un giro, meglio se con amici. Distraetevi, basta anche solo fare una doccia. Fate passare un po’ di tempo in modo che quello che avete scritto possa prendere respiro. Come un buon vino.Solo quando lo avrete riscritto, scoprirete una cosa meravigliosa. Che quello che avete scritto vi piace. O almeno vi appartiene. Che non è poco. Prendendoci gusto, la riscrittura diventa più divertente della scrittura. Colma lo spazio vuoto e discontinuo che c’è tra la pratica (ciò che si è scritto) e la teoria (ciò che si desidera scrivere). Mostra lo spazio dell’invenzione. L’unica cosa che distingue una semplice storia da un buon racconto.

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Tanti consigli per scrivere bene :

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Dall’Ufficio Studi Montecovello edizioni una guida dedicata a chi vuole scrivere

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Il mestiere di scrivere è un mestiere artigiano. E come tutti i mestieri artigiani richiede fatica, studio e costanza.
Possiamo anche aver voglia di fare una pizza, avere tutti gli ingredienti, riuscire ad impastarla, cuocerla e mangiarla con gli amici, ma questo non farà di noi un pizzaiolo.
La stessa differenza passa tra uno scrittore e l’autore di un romanzo o di un racconto.
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